Oltre il Secchiello 2020-07-28T16:35:54+02:00

 

Cari Clienti,

Non ho mai scritto un pensiero indirizzato a voi, ad ognuno di voi, in modo così diretto. Ho proprio in mente volti, persone e nomi di questo ultimo periodo: ogni cliente, ogni coachee, ogni partecipante dei webinar che abbiamo tenuto, ogni persona di nostre aziende clienti e non che si è fatta convinta portavoce del programma di assistenza ai dipendenti. Come vostro fornitore e interlocutore vorrei proporvi di infilare un bigliettino promemoria in tasca o in borsa.

Ci avete raccontato le vostre vite, il vostro particolare impegno, ci avete portato le vostre più intense emozioni di paura e di angoscia, di rabbia e di vergogna, di tristezza, a volte inconsolabile, di mancanze. Ci avete narrato di momenti di gratitudine, di commozione, di gioia e di amore. Ci avete fatto entrare nelle solitudini più nere, dove bruciava la fiammella della speranza, della tenacia, della resilienza. Avete condiviso come avete superato momenti difficili, di come avete scoperto piccole cose delle quali gioire ed essere grati. Ci avete narrato del vostro desiderio di senso. Un desiderio a volte quasi romantico. Anche tormentato. Che ha spinto molti a desiderare un cambiamento radicale. Di vita, di professione.

Spesso vi siete scusati per la poca chiarezza, per una parola detta male, ci avete chiesto permesso per potere chiedere. A volte vi bastava proprio poco, una semplice informazione o pochi minuti a telefono, uno scambio di messaggi, per avere di nuovo fiducia in voi stessi. Altre volte invece eravate iper-certi dei vostri assunti, talmente certi da starci malissimo, schiacciati sotto al peso di tanta granitica conoscenza e verità. E a volte, il vostro non saper di voi stessi, era più fastidioso della più profonda consapevolezza. Ogni volta che avete dato voce ai vostri bisogni e alle vostre necessità, avete fatto un’azione molto coraggiosa: vi siete autorizzati a chiedere aiuto, e vi siete dati una seconda chance. Una possibilità per evolvere. Per non percepire le vostre emozioni entità avverse che si impossessano come tiranni del vostro corpo e della vostra mente, ma di entrare in contatto con “l’informazione su di voi” che vi stavano portando, e di ascoltare questa informazione. Per qualcuno è stato troppo doloroso, e per il momento non vuole più parlarne. Va bene così. Anche questa è una scelta. E davvero alcuni dolori richiederanno tempo. Vi auguro di prendervelo. Per qualcuno è stata una epifania, l’inizio di qualcosa. Forse di una ricerca di senso più adeguata al proprio momento di vita.

Quello che però ho potuto notare è che nonostante tutto il più encomiabile impegno, ora c’è tanta stanchezza. Abbiamo dato, possiamo essere fieri. Magari non possiamo festeggiare e celebrare tutti insieme. Ma possiamo dircelo che siamo contenti di quello che abbiamo contribuito a mantenere

operativo.

Ora c’è bisogno di vacanza. So che molte aziende non potranno dare giorni di ferie, so che molte persone non andranno davvero in vacanza. E naturalmente c’è che molti posti da noi frequentati non possono darci la vacanza che abbiamo sempre fatto perché particolarmente regolamentati dall’emergenza sanitaria. Tuttavia spero che ci saranno anche tanti che a fare una vacanza quasi normale ci andranno, e godranno almeno due settimane di… altro.

La nostra salute e la nostra salute mentale ci chiedono dell’altro, ci chiedono di ricaricare le batterie. Allora cerchiamo di trovare mille modi per farlo, già ora. Partendo da questa consapevolezza. Abbiamo bisogno di concederci dei momenti per essere. Essere e basta. Abbiamo bisogno di fare sedimentare quello che abbiamo vissuto senza pensare, senza fare grandi cose.

Come farlo però se non sono nella mia vacanza tradizionale, o se pur facendola, non è come gli altri anni?

L’altro giorno, una partecipante in un webinar mi ha elencato come la sua giornata sia scandita dal “buzz” del cellulare che comincia circa alle 5:00 del mattino, mail, buzz, messaggio, buzz, email, email, messaggio, sveglia (quella vera), colazione, vesti bambini, portali al campus estivo, videocall, videocall, videocall, videocall, videocall, fino alle 16:30, corri a prendere i bambini, mamma merenda, mamma posso fare il bagno, videocall, email, messaggio, buzz, buzz, buzz, mamma posso portare in vasca la nutella, videocall, buzz, cena, TV, videogiochi, mamma posso, buzz, buzz, mamma, papà ha detto che posso…, buzz… forse alle 23:00 si decide a lasciare andare… non mi ha detto del bucato, ma sono certa che faccia anche quello.. buzz!

Le ho chiesto se ha pranzato. No. Cenato? Si, in piedi. Andrà in vacanza? Sì, ma no. (?)
Abbiamo pattuito che al mattino quando ha accompagnato i bambini al campus si fermerà al suo posticino preferito a prendere un cappuccino con minicroissant. E che sempre nello stesso posticino si prenderà una insalata take-away, così avrà già il pranzo. E’ un inizio.
Quindi andare in vacanza non può compensare tutto questo investimento di energia, vero? Staccare e andare in vacanza o prendersi dei giorni off non è così semplice e non ripristina sempre tutto il riposo di cui avremmo bisogno. Non solo perché il contesto è pressante. Ma anche perché facciamo fatica noi a lasciare andare, a concederci una pausa. Un break. A prenderci dei momenti dove essere, essere e basta. Anche durante la settimana lavorativa. A tratti, colludiamo con le pressioni esterne. Siamo disperatamente e inconsapevolmente aggrappati alla nostra identità lavorativa. Ho il sospetto che per molti di noi sia stato un modo per darsi un contenimento durante il lockdown: io lavoro dunque sono. Sono grazie al lavoro. L’esoscheletro della mia identità. Un guscio apparentemente integro per contenere la mia fragilità.

Siamo esplosi come una supernova cognitivo-produttiva. Senz’altro abbiamo emanato tanta luce! Ma ora, ora il nostro cervello e il nostro cuore hanno bisogno di fare sedimentare. Altrimenti sarà molto difficile elaborare. E sarà ancora più difficile avere risorse cognitive ed emotive per apprendere cosa il mondo ci richiederà a settembre.

Il mio pensiero di oggi è questo: piano piano, a piccoli passi, riprendete un contatto sensoriale con il vostro essere. Quando bevete il caffé del mattino, sedetevi, toccate ricettivi la tazzina, il primo sorso è bollente, quasi vi fa stringere le guance, poi lo sguardo vaga, si sfuma, così il secondo sorso ti porta tutta la pienezza dell’aroma. Già tutto sembra più possibile. Se riuscite a lavorare in un posto all’aperto, sentite i rumori della natura o della città. Se i vostri occhi si posano su un fiore, lasciatevi incantare dai suoi colori. E se avete la fortuna di sedervi in riva ad un fiume, o ad un lago, o addirittura al mare, oppure dopo una passeggiata in montagna su un roccia sulla valle, state. Il nostro essere ha bisogno di aria, anche di una panchina al parco. Sentite il terreno, la sabbia, i sassi, le irregolarità della panchina di legno, il gusto di un gelato. Forse non ci saranno le classiche vacanze lunghe quest’anno, ma ci saranno tanti momenti nei quali possiamo metterci in una condizione mentale estiva e vacanziera. Lievemente diventare lievi. Senza pressione, senza esercitare controllo. La vacanza è uno stato mentale prima di tutto!

Potrebbe essere che questa ritrovata semplicità vi faccia paura. Potrebbe farvi respirare libertà. Accogliete anche questo. Il lockdown ha amplificato il desiderio di libertà che abbiamo, ma anche il terrore che ci suscita quando le lasciamo spazio.

Al di la del secchiello..  la vacanza è uno stato mentale. E ora più che mai abbiamo bisogno di nutrire il nostro essere. Non possiamo nutrire quello che facciamo e le relazioni che abbiamo se non nutriamo il nostro essere di oggi. Soprattutto, non possiamo pensare di relegare questo nutrimento solo ad un momento specifico, lontano lontanissimo dalla nostra quotidianità.

Sul bigliettino promemoria che vi infiliate in tasca o in borsa insieme alle chiavi, alla mascherina, al portafogli e al cellulare bastano poche parole.. sceglietele voi. E se fate fatica a trovarle, sapete che noi ci siamo, ci potete continuare a chiamare. Sempre!

BUONA ESTATE CARI CLIENTI,
Laura e tutto il team del vostro Programma di Assistenza ai Dipendenti

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